Il varo della seconda manovra di quantitative easing e le implicazioni economiche.

09.11.2010 – Mercoledi la FED con la manovra nota come QE2 (quantitative easing 2) ha approvato lo stanziamento di 600 miliardi di dollari da stampare per acquisire titoli del governo americano per monetizzare l’economia e tenere i tassi bassi.

Con questa decisione, in linea e leggermente meglio di quanto si aspettava il mercato, si svolgerà nei prossimi 8 mesi mediante un acquisto di 110 miliardi USD al mese, molto più della somma del pacchetto di stimoli varato da Obama per far fronte allo scoppio della crisi che era di 100 miliardi al trimestre.
Il mercato azionario ha digerito la notizia dapprima impassibile (la manovra era gia ampiamente scontata), poi rompendo (lo S&P 500) al rialzo oltre 1200. Il mercato obbligazionario a lunga scadenza ha invece visto inizialmente un aumento dei rendimenti contrariamente a quello che ci si sarebbe dovuti aspettare, forse perchè alcuni operatori e banche centrali ne stanno approfittando per liberarsi di alcune scadenze lunghe.
Non c’è molto da dire, la FED ha semplicemente agito con i mezzi a sua disposizione per raggiungere gli obiettivi che le sono stati assegnati: piena occupazione e stabilità dei prezzi.

Questa manovra rappresenta una pura manna per gli operatori di borsa che possono contare su questo aiuto della mano pubblica. Dall’altro lato l’aspettata vittoria repubblicana alla camera dei deputati  contribuisce a dare la tranquillità di una politica di Obama più vicina a Wall Street.

 Nel week end il tema di un nuovo Bretton Woods, un nuovo gold standard, dopo che la proposta del segretario del tesoro Usa, Tim Geithner, di un controllo degli avanzi-disavanzi di stato ha lasciato la maggior parte dei paesi freddi, è stato riproposto dal presidente della Banca Mondiale, Robert Zoellick.

La Cina d’altra parte continua, dopo averlo fatto concretamente con la Grecia e con la Spagna, a dichiararsi pronta ad aiutare gli stati europei in difficoltà: nella visita in Portogallo di questo fine settimana il presidente cinese Hu Jintao si è infatti dichiarato pronto a investire in bond europei.

Da una parte per la Cina è sempre più strategica una diversificazione del suo portafoglio, sinora altamente concentrato in treasury americani, e dall’altra l’offerta di joint ventures e l’aumento di scambi bilaterali che Pechino offre agli stati europei la rende estremamente attrativa come partner commerciale, eliminando così ogni esitazioni alla cessione di partecipazioni anche significative e strategiche ad operatori del dragone.

L’atteso G20 di Seul di questa settimana da luogo di incontro-scontro sulle diverse posizioni in cui si sono arroccate USA e Cina dovrebbe diventare una piattaforma per agire in un contesto di coordinazione internazionale.  CI sono tutte le premesse per dare il via a un processo di riforme che porti verso un nuovo ordine mondiale.

Buon investimento a tutti

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Luciano Amato