La guerra delle Valute

08-10-2010 – Le varie scuole economiche

sono per lo più concordi nell’affermare che i tassi di cambio nel lungo periodo si equilibrano e per tanto le valute non costituiscono un valido strumento di investimento nel lungo termine. Ciò può essere vero nel lungo, ma nel breve le valute possono causare vere proprie “stragi finanziarie” e oggi vi sono diversi aspetti che vanno in questa direzione.

Il mercato valutario è il più grande e liquido mercato finanziario al mondo, attivo 24 ore su 24, su cui si scambiano giornalmente più di 3’000 miliardi di USD.

L’abbandono prima del Gold Standardintrodotto nel 1821 dall’Inghilterra che prevedeva che la valuta di ogni stato fosse direttamente proporzionale alle sue riserve aurifere- e poi di Bretton Woods -creato alla fine della 2a guerra mondiale che prevedeva cambi fissi, ma rivedibili, di una quarantina di valute con l’USD il quale manteneva il Gold Standard- nel 1970 ha rimesso la determinazione dei tassi di cambio tra le valute nelle mani del mercato finanziario, di cui le banche centrali sono uno dei tanti operatori, a volte potente a volte meno.

La situazione di oggi è particolarmente pericolosa perchè è la prima volta, dopo la fine di Bretton Woods, che le principali economie mondiali – Usa, Europa e Giappone – si trovano simultaneamente in una fase di grande debolezza economica, nonostante immensi pacchetti di spesa pubblica per stimolare l’economia che hanno innalzato pericolosamente l’indebitamento pubblico. La strada della svalutazione competitiva, che al momento ha portato un po’ di respiro alla Germania, sembra quella più appetibile per i governi occidentali.

Gli USA, coi discorsi di Bernanke, si preparano invece a spingere il bottone dell’inflazione: tutto per tentare di risollevare economia ed occupazione. Il preannunciato quantitative easingQE: la stampa di denaro per l’acquisto di titoli di stato da parte della FED per inondare il mercato di liquidita’-, che Bernanke si é dichiarato pronto ad effettuare, dovrebbe spingere in alto l’inflazione, indebolendo il dollaro e quindi favorendo esportazioni e risollevando i mercati azionari. Un po’ quello che e’ successo recentemente in Germania con l’euro, solo che da noi sono stati i PIGS a fare il lavoro al posto della banca centrale.

Mentre l’economia non riprende il volo i mercati si inondano di liquidità, interessante al riguardo l’analisi di Robet Reich, ex segretario al lavoro USA, il quale sostiene che il quantitative easing non risolleverà la domanda -il cavallo che non vuole bere di Keynes, la trappola della liquidità- in quanto i privati gia indebitati e insicuri non aumenteranno il debito per consumare di più ma dall’altra parte come sta gia avvenendo le corporations utilizzeranno questa liquidità quasi a gratis per acquisizioni e ristrutturazioni che si tradurranno in ulteriori licenziamenti. Ciò fara senz’altro bene al loro bilancio e all’andamento die loro titoli, un po’ meno a chi resterà a casa dal lavoro. Del resto anche puntando su di un indebolimento del dollaro e aumento dell’export resta da dimostrare che l’effetto sulla disoccupazione sarà sostanziale: guardando alla situazione in Germania qualche segnale pare ci sia ma vedremo solo tra qualche mese se le maggior esportazioni si tradurranno in stabile crescita interna e aumento dell’occupazione.

I rischi del QE?

teoricamente nessuno, se dopo la ripresa la FED prosciugherà rapidissimamente l’eccesso di liquidità spegnendo sul nascere l’inflazione, l’operazione però mi sembra come il dare fuoco ad un palazzo per far crollare le porte bloccate e spegnere subito dopo l’incendio per salvarne gli inquilini imprigionati dentro: teoricamente può funzionare… È però necessario anche domandarsi che atteggiamento avranno nel mentre gli operatori finanziari con una prospettiva di gara alla svalutazione tra dollaro ed euro e il miraggio di valute promettenti come, oltre al franco svizzero -cresciuto di oltre l’8%, quelle dei paesi emergenti.

La risposta l’abbiamo gia avuta nei mesi passati: col progredire della crisi e le incerte prospettive di recupero delle principali economie mondiali ingenti flussi di investimenti hanno iniziato a spostarsi verso i paesi emergenti. Il Real brasiliano ad esempio è salito da inizio anno del 35%.

Le banche centrali che negli anni passati hanno spesso agito in concerto per limitare gli effetti della speculazione si trovano a combattere una guerra tra di loro per cercare di avvantaggiare ciascuno il proprio paese con un pazzesco gioco a teorica somma finale zero, ma durante il quale vi saranno forse morti e feriti. 

 Lo stesso Brasile si vede costretto a tentare di difendere il suo vantaggio competitivo. Ma quale possibilità di successo ha la banca di un singolo paese, magari di un economia “emergente”, di contrastare i flussi di investimento valutari internazionali? In parte molti paesi stanno pagando la sottovalutazione competitiva cinese  –secondo stime la Cina starebbe comprando mediamente 1 miliardo di USD al giorno da oltre 5 anni 2-.

Il presidente francese Nicolas Sarkozy, in previsione del turno francese di presidenza del G20 a partire dal prossimo novembre, sta già da un anno intrattenendo colloqui con la Cina per preparare il terreno ad una discussione sullo yuan, mentre gli USA, al sinora imperturbabile atteggiamento cinese, hanno risposto con l’approvazione, la scorsa settimana, da parte della Camera di una legge che autorizza il governo a imporre sanzioni ai paesi con valute giudicate troppo deboli.

 

Tenetevi forti la guerra delle valute é appena iniziata,

resta a voi la scelta di cogliere le opportunità e guadagnarci dei soldi, oppure chiudervi nella TRAPPOLA DELLA LIQUIDITA’ ed i vostri soldi saranno erosi dall’inflazione.

 

N.B. Prima di ogni investimento consigliamo di contattare un promotore finanziario esperto, in grado di valutare la vostra situazione finanziaria e misuare la vostra propensione al rischio, suggerendovi gli investimenti più appropriati ed adeguati.

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Luciano Amato