Viaggio a Stoccolma – Felicità e PIL

Questo viaggio di lavoro a Stoccolma, riservato ai 200 top Banker di Finecobank, è stata una vera scoperta, città cosmopolita, ho trovato gli Svedesi gentili, sereni estroversi e sorridenti. Il primo argomento della conferenza è stato sviluppato da Catarina Lachmund (Senior Analist Happines Research Istitute) che ci ha introdotto al tema dell’Economia e felicità: lezioni svedesi e sfide globali tra demografia e politiche economiche

Felicità e PIL: un binomio da ripensare

Da oltre mezzo secolo, il Prodotto Interno Lordo (PIL) domina il dibattito economico come principale indicatore del benessere di una Nazione. Eppure, il concetto di felicità applicata all’economia sta guadagnando terreno.
Studi come il World Happiness Report dimostrano come variabili sociali — fiducia, supporto sociale, qualità istituzionale, equità economica — incidano significativamente sul benessere percepito dai cittadini, spesso più del mero reddito pro capite.
Come diceva il carissimo Luciano De Crescenzo : il tempo ha due dimensioni, la lunghezza e la larghezza, ci occupiamo spesso di allungare la vita invece ci dovremmo occupare di allargarla, ossia di avere una vita più intensa e felice con più tempo per le cose che nutrono la nostra anima e che ci producono gioia.

Uno dei Paesi simbolo di questo approccio è la Svezia, dove la politica economica non si limita a favorire la crescita, ma mira esplicitamente alla coesione sociale, all’uguaglianza e alla qualità della vita. Il cosiddetto “modello nordico” integra: Stato sociale esteso, con welfare universalistico;
Politiche attive del lavoro, per favorire transizioni occupazionali;
Sistemi fiscali progressivi, capaci di redistribuire reddito senza compromettere la competitività;
Investimenti in educazione e innovazione, per sostenere la produttività a lungo termine.

Non a caso, la Svezia figura stabilmente ai primi posti nelle classifiche mondiali della felicità, pur avendo un PIL pro capite non necessariamente superiore a Paesi più grandi.
Tuttavia, il modello svedese — così come qualsiasi approccio orientato al benessere — deve fare i conti con una variabile sempre più strategica, il mondo sta vivendo dinamiche demografiche divergenti che plasmeranno sia la geopolitica sia le politiche economiche nei prossimi decenni. Ci ha portato all’analisi di questi aspetti il Rettore della SDA Bocconi Francesco Billari e Nicola Palmarini Direttore NICA. Vediamo come si posizionano i principali 15 Paesi al mondo (per PIL o popolazione) rispetto a tre fenomeni cruciali:
Incremento demografico (es. India, Nigeria, Indonesia);
Giovani popolazioni possono essere un “dividendo demografico”, ossia un motore di crescita grazie a una forza lavoro abbondante e in espansione.

Tuttavia, senza politiche adeguate su lavoro, sanità, istruzione e stabilità istituzionale, il boom demografico rischia di tradursi in disoccupazione giovanile, instabilità politica e flussi migratori.

Declino demografico (es. Giappone, Italia, Germania, Corea del Sud)

Riduzione della popolazione attiva, aumento della spesa pensionistica e sanitaria, potenziale stagnazione economica, serve attrarre immigrazione qualificata o implementare automazione e intelligenza artificiale per sostenere produttività e servizi sociali.
Invecchiamento più o meno marcato (es. Cina, Stati Uniti, Francia, Brasile)

Anche Paesi con popolazione ancora in crescita iniziano a sperimentare un aumento dell’età media. L’invecchiamento implica un ripensamento radicale di welfare, pensioni, mercato del lavoro e consumi. Gli USA, con un tasso di natalità minore rispetto al passato ma ancora positivo, hanno una popolazione ancora in crescita, previsti 8 milioni di incremento nei prossimi 20 anni, cercano di mantenere equilibrio tra esigenze demografiche e innovazione tecnologica. La loro politica economica punta su: Immigrazione selettiva e sotto controllo, per compensare carenze nel mercato del lavoro. Innovazione (AI, biotech, green tech) per sostenere la produttività.
Efficientamento del welfare, seppur più limitata rispetto all’Europa, per rispondere alle tensioni sociali interne. Gli USA stanno iniziando a considerare la felicità economica come fattore strategico, ma in modo meno sistemico rispetto al modello nordico.

Cina: la “trappola dell’invecchiamento”

La Cina è passata da “fabbrica del mondo” a economia complessa, ma paga il prezzo della politica del figlio unico: La popolazione cinese ha iniziato a calare nel 2022-2023, con un invecchiamento accelerato. Ciò impatta sul costo del lavoro e sulla sostenibilità del sistema pensionistico. Per evitare la cosiddetta “trappola del reddito medio” e mantenere stabilità sociale, il governo cinese punta su: Aumenti di produttività tramite tecnologia e AI. Politiche per sostenere la natalità, con scarsi risultati finora. Maggiore attenzione al benessere sociale, seppur ancora subordinato alla stabilità politica. La sfida è delicata: se la felicità dei cittadini dovesse declinare bruscamente, il rischio di tensioni interne crescerebbe, con riflessi sulla geopolitica asiatica e globale.

Europa: il dilemma tra benessere e declino demografico

L’Europa, inclusa la Svezia, è tra le aree più colpite dall’invecchiamento, molti paesi ed in particolare Italia e Germania vivranno una probabile riduzione massiccia della popolazione: Lavoratori sempre meno numerosi devono sostenere sistemi pensionistici generosi. La pressione migratoria rappresenta una soluzione economica, ma anche una sfida politica e culturale. L’Unione Europea sta cercando di integrare indicatori di benessere nel proprio processo decisionale (Beyond GDP), ispirandosi ai Paesi nordici. La sfida sarà mantenere il modello europeo di economia sociale di mercato — capace di garantire felicità e coesione sociale — senza scivolare in stagnazione economica.

Demografia come variabile strategica della felicità

Il messaggio che emerge è chiaro: non esiste oggi politica economica sostenibile senza considerare la demografia. Un modello come quello svedese funziona perché integra: Welfare inclusivo, capace di proteggere anziani e giovani. Politiche migratorie ben gestite. Investimenti nella formazione, essenziali per adattare la forza lavoro a un mondo tecnologicamente in rapido mutamento. La geoeconomia dei prossimi decenni si giocherà su questo equilibrio: chi saprà trasformare la propria struttura demografica in vantaggio competitivo — preservando allo stesso tempo il benessere collettivo — avrà la leadership globale, in questo senso vanno lette le scelte di Trump, una visione dei lungo termine che vuole portare gli USA a dominare economicamente e politicamente anche il futuro del pianeta, indebolendo i BRICS e rallentando la loro crescita. In questo senso, la lezione svedese sulla “felicità economica” non è solo una questione di welfare: è una strategia geopolitica.

La quattro giorni di Stoccolma si è poi chiusa con l’intervento di Alessandro Pozzi, che con una lezione magistrale ha fornito la sua visione degli scenari futuri geopolitici con un focus sulle implicazioni economiche su valute bond e mercati azionari. Alcune delle idee fornite da Alessandro sono state già riportate in articolo. Torno a lavoro con tanti strumenti in più ed idee d’investimento per la clientela. Stoccolma, una cultura estremamente diversa dalla nostra, molto più aggregante e socializzante, ed un approccio minimalista, come direbbe qualcuno a volte “meno è più”. Dal punto di vista storico architettonico offre poco o niente rispetto alla ricchezza dell’Italia, il mare ha un colore poco rassicurante, ma anche il minimalismo può essere considerato una forma d’arte. Certamente quel poco che hanno lo vendono bene.

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